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mercoledì 11 marzo 2026

Oatmeal Stout: BestBrewChallenge 2025

Dopo un po' di anni dalla prima volta, finalmente mi sono organizzato per tempo per partecipare alla cotta collettiva mondiale e concorso birraio indetto dalla Best Malz, conosciuto come BestBrewChallenge: 3 giorni nei quali birrificatori da tutto il mondo si "trovano" online per produrre tutti assieme una birra di uno stile che ogni anno gli organizzatori decidono. Per il 2025 la scelta è ricaduta su uno stile di ispirazione anglosassone: l'Oatmeal Stout. 

L'ingrediente caratteristico di questo stile è l'avena che conferisce alla birra una sensazione di vellutatezza e di pienezza al palato; inoltre il contenuto di proteine di questo cereale aiuta a rendere la schiuma cremosa e compatta. Dal BJCP si apprende che questa birra è nata agli inizi del '900 come ricostituente per le persone malate o deboli grazie alla presenza dell'avena tanto che, dopo un periodo di quasi scomparsa, è tornata in auge grazie al marketing che la eleggeva come birra "salutare".

Anche per questa cotta ho deciso di lavorare in isobarico per poter spedire al concorso un prodotto più pulito, meno ossidato e soprattutto regolando la carbonazione in modo da creare quel bel cappello di schiuma che ti riempie il cuore già alla vista.

Ecco un breve reportage fotografico del giorno della cotta in cui, assieme a mio zio presente fisicamente e agli altri 163 birrai da tutto il mondo telematicamente, abbiamo creato la nostra birra: dalla macinatura allo sparge, passando dallo smaltimento delle trebbie come cibo apprezzatissimo dalle galline in giardino.

La birra si presenta nera con sfumature mogano ed un cappello di schiuma compatto e durevole di colore avana; al naso sono evidenti le note tostate e caffettose dei malti scuri usati in ricetta; al palato la vellutatezza si apprezza grazie anche al giusto livello di carbonazione e si confermano le note tostate e di caffè, unite ad un leggero cacao e tabacco a cui fanno da spalla l'amaro e il sottile vanigliato del luppolo tedesco Ariana, unica licenza che mi sono concesso alla ricetta total british.

Con mia sorpresa ho anche visto che era previsto un premio ulteriore per il miglior packaging/etichetta e per questo è tornata utilissima la vena artistica dello zio che ha dipinto a mano le etichette utilizzando la birra stessa come inchiostro: l'immagine rappresenta un riccio di mare, tipico echinoderma dei nostri mari, dal colore scuro ma dal gusto vellutato; il suo nome, in tedesco, è anche il nome dato alla birra: Seeigle.



mercoledì 1 marzo 2017

5 amici, una MILF e la sua birra

Quante cose possono succedere attorno ad una pinta di birra? Tra le tante vale la pena raccontarvi questa storia, nata dall'unione amorevole tra alcol e neuroni, e diventata squisita realtà.
Una lontana sera d'estate ero in centro a Lecce dal mio spacciatore di cervogia preferito assieme ad un gruppetto di amici di lunga data; erano gli ultimi giorni della loro permanenza in terra salentina prima di ritornare nei vari punti d'Italia dove vivono per lavorare. Ad un certo punto scatta la memorabilità: ricordando di una bevuta in quel di Londra, uno dei nostri ha tirato in ballo la visione estatica di una signora che ivi festeggiava i suoi primi 40 anni; dato che era molto piacente, nonchè vestita di nero, meritò quella sera l'appellativo (con approvazione anche del manager del locale che si era fermato con noi a bere) di MILF STOUT, giocando con il nome dello stile di birra che stavamo sorseggiando al momento: una milk stout.
A questo punto la scimmietta è partita a razzo (con la R) e abbiano iniziato a fantasticare su una nostra birra a tema. Lo stile della birra era abbastanza classico, mi ci sarei dedicato con calma a buttar giù la ricetta; ciò che in realtà è nato veramente quella sera è stato il disegno dell'etichetta.

Il tutto gioca sul fatto che le prime milk stout del '900, come suggerisce il nome, erano brassate aggiungendo del latte tra gli ingredienti. Questo aumentava il valore nutrizionale della birra tanto che essa veniva commerciata come tonico rinvigorente per gli ammalati o veniva data da bere alle puerpere per stimolare la lattazione. Attualmente al posto del latte si usa aggiungere il lattosio, lo zucchero che naturalmente si trova in esso. Per questo motivo le nostre menti contorte hanno partorito l'immagine di una donna che versa, in una pinta di stout, del latte sgorgante dal proprio seno. Immagine che ha preso vita dalle sapienti mani dell'autrice, Aurora, che ringraziamo con viva e vibrante soddisfazione. 

La ricetta è piuttosto semplice, basata sulla mia stout classica a cui ho dato una drastica modifica al malto base (qui i puristi storceranno il naso) lasciando il pale solo in piccola percentuale. Questa scelta ha portato ad avere al naso un'evidente componente mielosa che va a mitigare le note tostate e torrefatte che si sprigionano all'aroma. Nel bicchiere si presenta di un bruno intenso ed è sormontata da una bella schiuma pannosa color nocciola. Al primo sorso si sente sulla lingua il leggero dolce del lattosio, subito però spazzato via dalla luppolatura; il caffè si sente ma non è predominante e l'erbaceo rende ogni sorso fresco e invitante. Gli abbinamenti consigliati sono i classici (cioccolato e dolci al cacao) ma devo dire che anche sui dolci agli agrumi si comporta egregiamente: esalta il gusto di arance e mandarini e sembra di passeggiare tra le rigogliose fronde di un agrumeto. E se volete un dolce fuori dal coro, è perfetta il birramisù!